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La Chiesa di S.Tolomeo

La Chiesa è dedicata al Santo Vescovo, patrono, con San Romano, della città di Nepi. Conosciuta anche come Chiesa del Rosario, si trova in fondo alla Via Garibaldi; è sede parrocchiale ed attualmente è officiata dai Reverendi Padri Servi di Maria, succeduti nel 1911 ai Padri Domenicani. Nel 1542, sotto la signoria del Duca Pier Luigi Farnese e su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, fu iniziata la sua costruzione, allorché Papa Paolo III Farnese, con una bolla pontificia, rese ufficiale il ritrovamento delle reliquie dei Santi Vescovi, e degli altri trentotto martiri, rinvenute a Nepi nel 1540 durante la demolizione dell’omonima chiesa e del convento dei Padri Domenicani, ambedue situate presso le catacombe di Santa Savinilla. I lavori però furono ben presto sospesi per molti anni a causa della partenza del committente Pier Luigi Farnese dovuta alla sua nomina a governatore del ducato di Parma e Piacenza. Ripresero, seppur con un progetto ridotto, soltanto nel 1558 ad opera dell’architetto Giovanni Antonio Garzoni di Viggiù, che era al servizio del Cardinale Alessandro Farnese presso il palazzo di Caprarola; altri architetti che lavorarono all’opera furono Giovanni De Rosa e Flaminio Ponzio, autore della facciata e del portale. Terminarono soltanto nel 1606 quando la Chiesa fu aperta al pubblico dal Vescovo diocesano Taddeo Sarti. Il progetto originario, i cui disegni sono conservati nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze, ci permette poi di sapere che sul luogo ove è stata costruita la chiesa, probabilmente, esisteva una delle varie torri medioevali simile a quelle che ancora sono visibili nel paese. Tale progetto però, per la partenza di Pier Luigi Farnese, fu realizzato solo in parte, come attualmente visibile, e cioè la realizzazione di un anfiteatro ottagonale posto al di sotto dell’altare maggiore della chiesa, ove al suo interno è situato un tempietto, nel quale si doveva collocare il corpo di S. Tolomeo, mentre all’esterno, situate in sette nicchie e cappelle, dovevano collocarsi le reliquie dei trentotto martiri suoi compagni. Il 23 agosto del 1606 le reliquie dei martiri furono quindi ivi trasferite dall’antica ex chiesa di S. Andrea, di poco distante, dove provvisoriamente furono portate provenienti dall’antica chiesa di S. Tolomeo alle Sante Grotte, e sistemate sotto l’Altare maggiore, opera del 1664, dove fu realizzata anche la statua del Santo. Come attestano poi i documenti dell’epoca, esisteva già, nel 1601, un precedente altare costituito da un baldacchino con una tela raffigurante i SS. Martiri.
Questa statua è opera dello scultore toscano Giovanni Francesco de Rossi, scultore toscano del XVII secolo, attivo a Roma dal 1640 al 1677, allievo di Alessandro Algardi, che la realizzò nel 1664, su commissione del Padre Giovanni Battista De Marinis, Maestro Generale dei PP. Domenicani. L’altare sotto il quale è collocata è poi stato impreziosito dai marmi rinvenuti durante gli scavi eseguiti a Nepi nel 1663, che portarono alla luce una villa romana, che alcuni storici presumono essere stata quella dell’Imperatore Tiberio Claudio, come si legge nei pilastri dell’altare maggiore. La ferrata, fu realizzata a Ronciglione dallo scalpellino romano Giulio Polidori, mentre la scalinata, alla quale si accede alla zona presbiterale, delimitata da otto imponenti colonne che sostengono la sovrastante cupola, è opera di Alessandro Salomoni.
La chiesa nel 1870 subì una notevole ristrutturazione per iniziativa del domenicano Vincenzo Pistelli. Fu trasformata la navata in volta a botte, mentre precedentemente era a tetto ligneo; sulla tribuna fu eretta una cupola e l’abside da rettangolare divenne semicircolare e in essa, nel 1934, furono aperti gli archi.
Nel 2012 poi risale l’ultimo intervento di restauro e risanamento conservativo, sia dell’interno sia della facciata, i cui lavori furono eseguiti in occasione della beatificazione della Serva di Dio Cecilia Eusepi, le cui spoglie riposano all’interno della Chiesa, nella cappella dedicata alla Madonna dell’Assunta, oggi dell’Addolorata.
Oltre l’Altare maggiore la chiesa è dotata di altri otto altari, dei primi anni del 1600, di cui sei inseriti in altrettante Cappelle della navata centrale e due nella tribuna.

Così entrando troviamo:

dalla parte destra

  • Cappella di Santa Francesca Romana del 1648, di jus patronato della famiglia Celsi, poi, per eredità, alla famiglia Capranica.
  • Cappella di San Vincenzo Ferrer del 1613, di jus patronato della famiglia Bravi dell’Anguillare (o Bracci), poi alle famiglie Fantauzzi e Agnitelli, che su di essa si contesero per lunghi anni i diritti.
  • Cappella dell’Assunta del 1606, di jus patronato della famiglia Brunetti, l’unica affrescata con scene riguardanti la Madonna. Dall’inizi del novecento è stata inserita, in una nicchia centrale, la statua della Madonna dell’Addolorata ovvero dei Sette Dolori, tanti quanto le spade che trafiggono il cuore. In questa cappella, dal 1945, riposano le spoglie mortali della Beata Cecilia Eusepi, contenute ora in un moderno altare di marmo, realizzato in occasione della cerimonia di beatificazione della giovane avvenuta a Nepi il 17 giugno 2012.

dalla parte sinistra

  • Cappella di Sant’Orsola Martire del 1616, ora Cappella della Pietà, costruita dalla famiglia Nardocchi – Domini.
  • Cappella di San Pietro Rosini da Verona Martire dotata dalla famiglia Mecarocci nel 1649, originariamente, nei primi anni del ‘600, era dedicata al Santo Rosario, attualmente è dedicata a Santa Giuliana da Firenze, Serva di Maria, il cui quadro, inserito dopo la seconda guerra mondiale in sostituzione del precedente dedicato a S. Pietro Rosini da Verona e S. Antonio da Padova, è opera del pittore nepesino Sem Rossi.
  • Cappella di Sant’Andrea Apostolo, titolare della parrocchia già esistente nelle vicinanze ed assegnata ai frati domenicani nel 1542. Costruita dalla famiglia Tasciolini, poi di jus patronato della famiglia Petroni, il cui stemma è visibile alla base delle colonne. In questa cappella è inserito il fonte battesimale in marmo degli inizi del novecento.

Nella tribuna, ai lati dell’altare:

a sinistra

Altare ligneo della Madonna del Rosario, fatto intagliare nel 1649 dalla famiglia di Domenico Galeotti presso il laboratorio  di Antonio Ciccari di Roma, indorato dai fratelli Girolamo e Giuseppe Orlandi anch’essi di Roma, dove, nel 1695, fu collocata  e posta in venerazione la statua della Madonna della Vittoria, che venne portata a  Nepi dal domenicano Padre Romano Felice Pernieri, e dove inizialmente era posta un’antica immagine su tela della Vergine, lì venerata a seguito della storica battaglia di Lepanto del 7 ottobre del 1571. L’altare è stato restaurato nel 1993.

a destra

Altare ligneo dorato di San Domenico di Guzman, fondatore dei Domenicani, ora dedicato ai Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria. Costruito dai frati Domenicani nel 1632, dove attualmente è posto il dipinto raffigurante i Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria ai piedi della Vergine che proteggono la città di Nepi, opera del 1942 del pittore nepesino Sem Rossi.

(testo: Avv. Enrico Laurenti, 2018)