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Cecilia Eusepi l’itinerario spirituale (parte 1)

Pubblicheremo da oggi il lavoro di Don Augusto Mascagna, professore emerito dell’ISSR “Alberto Trocchi” di Civita castellana, dal titolo “La mia passione è cantare l’Amore – Itinerario spirituale di Cecilia Eusepi”. Il testo è lungo ed articolato e seguendone la suddivisione originale creata dall’autore lo pubblicheremo in più articoli per agevolarne la lettura. Iniziamo con l’introduzione, la vocazione e gli inizi del suo percorso spirituale.

introduzione

Il presente lavoro riguarda la spiritualità di Cecilia Eusepi, nata a Monte Romano (VT) il 17 febbraio 1910, dopo la morte del padre nel 1915 trasferitasi a Nepi (VT) dove morirà giovanissima il 1 ottobre 1928 a causa di febbri intestinali, malattia contro la quale combatterà dall’età di quattordici anni.
Affidata da piccolissima alle cistercensi di Nepi troverà, poi, il suo posto nella chiesa presso le Suore Mantellate dei Servi di Maria. Iniziata la sua formazione religiosa, subito dopo, fu gravata dalla sua malattia, per questo dovette ritornare a Nepi presso la sua famiglia, dove morì. Accompagnata dal suo padre spirituale P. Gabriele Roschini, le venne consigliato di tenere un diario in cui appuntare gli episodi più significativi della sua vita e il suo dialogo spirituale con il Signore (1). É stata beatificata il 17 giugno 2012 a Nepi(2).

(1) Cfr. C. EUSEPI, Autobiografia e diario, a cura della postulazione generale dei Servi di Maria, Roma 1991; IIª edizione a cura della Diocesi di Civita Castellana, 2011 (In avanti: ABD., pagine). Questa nuova edizione raccogli la prefazione di Mons. ROMANO ROSSI (vescovo di Civita Castellana), la presentazione di TITO M. SARTORI, la Storia di un Pagliaccio e il Diario di Cecilia Eusepi
(2)Cfr. Acta Apostolicae Sedis 103, 2011, 545-547

1. la vocazione

Dai suoi scritti si evince chiaramente che subito Cecilia sente in lei questa vocazione, questa attrazione fortissima verso una vita dedicata a Dio. Eppure la sua è stata una storia vocazionale mai realizzata pienamente. Desiderava una vita piena e invece ha dovuto restringere subito le sue aspirazioni; prima tra le Cistercensi, poi tra le Mantellate dei Servi di Maria, in realtà non realizzerà umanamente nessuna di queste strade iniziate. Se per vocazione dobbiamo intendere uno stato di vita compiuto, in realtà, per Cecilia, dobbiamo parlare di una storia mai pienamente realizzata. Ma se per vocazione intendiamo un dialogo d’amore tra Dio Padre e i suoi figli, per mezzo dello Spirito Santo, allora Cecilia rappresenta un esempio mirabile; anzi nella sua storia ogni porta chiusa ha aperto nuove possibilità e soprattutto non ha minimamente affievolito il suo desiderio di cercare il Signore, di godere delle sue grazie e di essere sempre pronta ad un dialogo, alla disponibilità di ripetere ogni giorno “parla o Signore che il tuo servo ti ascolta” (3).

(3) 1Sam 3,9

1.1 Gli inizi

La mia era proprio vocazione” (4) . A soli 5 anni, dopo la morte del padre, la sua famiglia si trasferisce da Monte Romano a Nepi, presso il fratello della madre di Cecilia, zio Filippo. A Nepi Cecilia fu accolta presso il monastero cistercense di San Bernardo dove le fu impartita una prima formazione culturale e un’adeguata educazione cristiana.
È molto normale che nell’età infantile ogni ragazzo tenda a imitare i grandi che lo circondano, soprattutto se dotati di un’umanità affascinante. Tra le tante cose di un luogo prettamente femminile adulto, per una bambina in tenera età, negli anni 20 del XX° secolo, Cecilia viene attirata dall’essenziale della vita di religiose “la nullità delle cose terrene ed il dedicarsi completamente al servizio di Dio (…); la mia era propria e vera vocazione” (5).
La vivacità intellettuale e fisica ne faceva una bambina ricca di umanità e di doti che un ambiente del genere sapeva valorizzare a dismisura. L’attenzione legata alle piccole cose, al mondo religioso e alla natura, rendeva questo luogo particolarmente misterioso e pieno di novità: “ora le dirò dei miei giochi” (6) . Ma l’attenzione all’esterno che la circondava, andava sempre in sintonia con la cura dell’interiorità. Le sue preghiere, i suoi desideri, come anche la sua attenzione alle penitenze (7) e a fare i tre voti della vita religiosa (8), saranno vere ali che la condurranno a Dio, anche se così piccola (9).
Questo inizio così scintillante non sarà estraneo a difficoltà. Cecilia, prima timorosa ma poi con coraggio, rivela i suoi progetti di vita religiosa, come suora, alla madre. Il risultato sono lacrime e rifiuto di parlarne allo zio Filippo. Superato anche questo ostacolo è lo zio stesso a cercare di convincere Cecilia che era una cattiva idea e, per portare la bambina dalla sua parte, le farà fare un viaggio con il fine di distrarla da quest’idea. Risultato sarà che Cecilia sarà ancor più rinforzata nella sua decisione, anzi nei suoi spostamenti, farà la conoscenza di Santa Teresa di Gesù Bambino, immaginetta regalatele dal vescovo di Cagli (10) e della sua autobiografia “Storia di un’anima”.
La mia vocazione è andata crescendo con gli anni ed ha formato sempre il mio martirio: da piccola perché non avevo l’età, da grande perché non ho la salute. Sia fatta in me oggi e sempre la santissima volontà di Dio” (11). Tanta chiarezza nella sua vocazione sarà ostacolata da due grandi impedimenti: la sua tenerissima età ed in seguito la sua malattia.
Per l’impedimento dell’età ha dovuto affrontare le titubanze della sua famiglia e per ultimo l’incontro con il vescovo di Nepi, Mons. Luigi Maria Olivares (12). Questo grande vescovo, per il quale è iniziato il processo di beatificazione, conosceva Cecilia al quale aveva conferito la cresima e che aveva incontrato agli esercizi spirituali predicati alle cistercensi e lui stesso “persuase lo zio a non aspettare i diciotto o venti anni per andare in convento, ma lasciarmi andare, e lo persuase davvero di fargli strappare la promessa che dopo Natale m’avrebbe fatto partire” (13).
L’impedimento della salute frenerà la vocazione di Cecilia, ma nello stesso tempo, non bloccherà totalmente la sua crescita spirituale, anzi diventerà un’occasione per rafforzarsi ancora di più.

(4) ABD., 13
(5) Ibidem
(6) Ivi, 16-17
(7) Cfr. Ivi, 19-20
(8) Cfr. Ivi, 48
(9) Cfr. Ivi, 8.
(10) Cfr. Ivi, 40-45.
(11) Ivi, 13.
(12) Vescovo di Sutri e Nepi dal 1916-1943, proclamato Venerabile dal papa Giovanni Paolo II il 20 dicembre 2004.
(13)Ivi, 45.