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Cecilia Eusepi l’itinerario spirituale (parte 4)

Eccoci qua con la quarta parte de “La mia passione è cantare l’Amore – Itinerario spirituale di Cecilia Eusepi” curata da Don Augusto Mascagna. Oggi concluderemo il discorso iniziato nell’articolo precedente (punto 2) sul rapporto di Cecilia con la Parola di Dio.
Trovate la prima, la seconda e la terza parte parte del testo in Cecilia Eusepi l’itinerario spirituale (parte 1), Cecilia Eusepi l’itinerario spirituale (parte 2) e Cecilia Eusepi l’itinerario spirituale (parte 3) .

2.1 – Alcuni rilievi conclusivi.

Sappiamo quanto la Parola di Dio è stata lontano dal popolo di Dio che, bisognoso di nutrimento spirituale, si è dovuto accontentare di briciole di Pane buono attraverso le varie devozioni religiose. Infatti l’ascolto di predicazioni che citavano brani di Sacra Scrittura, ma avevano come fine l’impegno ascetico – morale, il culto della Madonna e dei Santi e la frequenza ai sacramenti della Comunione e della Confessione stanno nutrimento per il popolo di Dio. Figuriamoci quanto ancora questo possa essere stato vero per un ambiente di provincia come la cittadina di Nepi negli anni venti dello scorso secolo!
Certo dalla fine dell’800 era iniziata l’attività del movimento biblico internazionale che portò a riscoprire il valore della Bibbia attraverso studi scientifici e approfondimenti sui generi letterari e sul rapporto Bibbia scienza, e a preparare il campo per la restaurazione ecclesiale del Concilio Vaticano II, ma nello stesso tempo la diffusione della Bibbia e soprattutto la sua traduzione in lingua volgare era chiaramente ostacolata senza particolare distinzione come opera che fa più del male che del bene. Gli stessi chierici nel corso degli studi di preparazione al ministero presbiterale solo parzialmente avevano l’opportunità di avvicinare tutti i libri della Bibbia e la modalità di lettura era solo di passaggio per arrivare alle conclusioni teologiche dei Padri della Chiesa e dei grandi Concili.
Con queste premesse ha del miracoloso quello che avvenne a Nepi, e cioè la possibilità che una giovane ragazza chiedesse e soprattutto ottenesse la possibilità di leggere della Bibbia addirittura il Cantico dei Cantici, testo veramente inaccessibile! Merito di quest’operazione il giovane presbitero Padre Gabriele Roschini che, di appena 10 anni più vecchio di Cecilia e con soli due anni di ministero sacerdotale, diede a Cecilia la possibilità di confrontarsi con questo testo e guidò Cecilia stessa nella sua lettura, interpretazione e applicazione spirituale nella propria vita.
Nel leggere gli scritti di Cecilia balza agli occhi il fatto che sia i riferimenti come le citazioni scritturistiche sono presenti non nella prima parte dei suoi scritti Storia di una Pagliaccio, ma nella seconda parte il Diario. Storia di un Pagliaccio, testo di solo 123 fogli, ha un carattere più autobiografico e un andamento molto fanciullesco. Questo testo non è assolutamente di secondo piano perché alcuni rilievi e accenti della vita di Cecilia, come alcuni racconti, la descrizione della bellezza della natura, i suoi desideri grandi e le parole sincere e dirette con le quali si rapporta al Signore sono di importanza rilevante. Ma il Diario ha un altro spessore.
Cecilia è tornata a Nepi, è sfumata la sua avventura vocazionale, ma non è finita la sua vocazione come dialogo vivo con Dio. Il Diario è testimonianza di questa lotta interiore ma anche il nascere di questi desideri grandi alimentati dalla Grazia di Dio e dal sacramento della confessione e soprattutto dell’Eucaristia. E qui è il Padre Roschini di nuovo l’artefice di questo incontro sacramentale. Infatti appena tornata a Nepi sarà visitata a partire dal 25 ottobre 1926 per due volte la settimana per ricevere la comunione eucaristica.
11 ottobre 1926 Ritorna a Nepi
25 ottobre 1926 Prima visita del Padre Roschini
29 Maggio 1927 Inizia a scrivere il Diario
25 Novembre 1927 Chiede di leggere il Cantico dei Cantici
12 settembre 1928 Ultimo giorno di scrittura del Diario
1 ottobre 1928 Morte di Cecilia.

Comunione eucaristica e Parola di Dio accompagneranno gli ultimi mesi fecondissimi della vita di Cecilia.
Il Diario, composto da oltre 500 fogli, è il racconto di un’anima che ha compreso qual’è la sua strada ma cerca di continuare questo dialogo d’amore nonostante e attraverso una malattia impietosa che non l’abbandonerà praticamente mai. Il Diario è uno scritto maturo di una donna che vuole continuare a crescere e trova nell’Eucaristia e nella Parola di Dio, le manifestazioni della presenza di uno Sposo che consola, sostiene e riempie di sé la vita di Cecilia e nello stesso tempo continua ad inquietare il suo cammino di fede.
Il Diario è testimonianza degli ultimi 18 mesi di vita di Cecilia e solo negli ultimi 11 mesi la lettura del Cantico dei Cantici accompagnerà la vita di Cecilia. Potremo dire sinteticamente che, con il Cantico, Cecilia ha conosciuto e incontrato lo Sposo che ha amato per tutta la vita, e le parole del Cantico l’hanno accompagnata fino alla morte. Si realizza la preghiera che recitava ogni giorno “abbruciami d’amore per Te”. La Sposa s’è unita allo Sposo nell’amore, nella vita e nella morte (Rom 8,38-39): né vita, né morte né alcun’altra creatura alcuna mi potranno mai separare dall’amore in Cristo Gesù.
Se teniamo presente lo schema a pagina 21 è evidentissimo che più Cecilia legge, ascolta e comprende la Scrittura e più scrive pagine di Diario che diventa quasi una risposta della sua riflessione a Dio che le parla nella Parola. C’è una sproporzione tra i 123 fogli di Storia di un Pagliaccio che raccontano 16 anni di vita e i 500 fogli del Diario che raccontano un anno e mezzo di vita. Questa lunghezza dello scrivere di Cecilia e la complessità psicologica del Diario sono il risultato di un confronto approfondito con la Parola di Dio. È vero che più cresciamo nel cammino di fede e più problematizziamo, più procediamo nella nostra storia vocazionale e più abbiamo bisogno di tante e nuove parole per dire il mistero che ci abita!
Ma nello stesso tempo il salto in avanti che la vita spirituale di Cecilia riceverà dalla lettura della Parola di Dio è innegabile.
Il Gesù di Storia di un Pagliaccio è l’inizio di una conoscenza e di un rapporto; il Gesù del Diario è un Tu che parla al cuore della sua Sposa e la invita a vivere un rapporto intenso, vero e anche non poco inquieto. Col Diario il Gesù di Cecilia esce dall’immagine edulcorata e fanciullesca e diventa Persona. Si potrebbe utilizzare per Cecilia quello che dice il finale del libro di Giobbe (42,5-6): Prima ti conoscevo per sentito dire ma ora i miei occhi ti vedono. Perciò mi ricredo e ne provo pentimento sopra polvere e cenere.
Come la Parola di Dio ha avuto la capacità di far progredire il cammino di fede così intensamente?
Un popolo che ascolta è un popolo aperto alla novità di Dio e non vive fossilizzato in ritualismi stanchi e ormai passati che lo fanno sentire ricco ma ormai stancamente sazio. L’ascolto della Parola di Dio all’interno di una personalità educata da una spiritualità autentica e inserita attivamente a livello ecclesiale, sviluppa in Cecilia un senso di umiltà e di timor di Dio che le danno la chiarissima percezione del mistero e nello stesso tempo fa crescere in lei una maggiore confidenza nell’incontro con un Dio che da lontano s’è fatto vicino, s’è reso ascoltabile e che soprattutto mi chiama ad una relazione che farà crescere enormemente Cecilia: “quando penso che sono la Sposa di Gesù mi sembra di essere tanto grande perché la Sposa prende i titoli dello Sposo, dunque i titoli di Gesù sono anche i miei, quaggiù ho i titoli che ebbe Lui durante la sua vita mortale, ma in cielo mi sono riservati i titoli nobili e gloriosi, che ha Gesù nella sua gloria e nel suo regno. Questo però mi dimostra come la mia vita deve essere simile alla sua, senza essere pittrice devo dipingere in me l’immagine di Gesù, veramente c’è già impressa ma a me, con l’aiuto di Gesù, sta lo svilupparla” (74). Porta già impressa l’immagine dello Sposo dal Battesimo e da un cammino di fede che questa diciottenne ci ha raccontato nei suoi scritti, ma ora quest’immagine deve essere sviluppata, deve sempre più prendere corpo e diventare presenza che parla (attraverso la Parola di Dio), presenza che la richiama ad una comunione di vita (Comunione eucaristica tra azione e contemplazione).
L’uso che fa Cecilia della parola di Dio è rispettoso e attento, chiede il permesso al suo padre spirituale di leggere il Cantico dei cantici e poi pian piano la lettura la travolge e la entusiasma. Impara parole nuove e soprattutto rivolge a sé quello che legge. Lo utilizza per nutrire il suo rapporto confidenziale col Signore ma nello stesso tempo si rende conto che qualcosa non capisce, ha bisogno delle note della Bibbia, qualche volta quello che legge la sconvolge e la fa vergognare (diventa rossa quando nel leggere il Cantico dei cantici s’imbatte su qualche versetto particolarmente “audace”), ma sempre cerca la giusta interpretazione di quello che legge.
Il Padre Roschini sarà buon maestro, perché è lui che la inizia alla lettura e che si propone come interprete autorevole dei suoi dubbi, anzi, è proprio lui che le consiglia di scrivere prima Storia di un Pagliaccio e poi il Diario per conoscere il cuore di Cecilia e il suo rapporto con Cristo Sposo in modo da essere più preciso e più attento per saper consigliare questa discepola del Signore. E direi che questo uso della Parola di Dio raggiunge il suo massimo nel momento in cui, trovandosi di fronte ad uno spettacolo della natura, Cecilia è così imbevuta di Parola di Dio che non troverà parole più adatte se non il Salmo 8: “o Signore nostro Dio quant’è grande il tuo nome su tutta la terra” (75), salmo recitato anche senza volerlo, come specificherà lei.
La Bibbia smette di essere un libro esterno alla sua persona e diventa Parola di Dio che trasmette lo Spirito, che s’incarna nella vita di Cecilia e ritorna a Dio attraverso questa preghiera, e che diventa parole nuove per la preghiera nella bocca di Cecilia. “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (76). Nell’esperienza di Cecilia si chiude questo circolo della vita spirituale e lei ne prenderà sempre più coscienza.

(74) H. U. VON BALTHASAR, Sorelle nello Spirito. Teresa di Lisieux ed Elisabetta di Digione, (tr., it., di Giorgio Mion), Jaca Book, Milano 19913, 374-375.
(75) Ivi, 506.
(76) Cfr. Is 55,10-11.